Incidente Mortale in Slittino a Vancouver: la foto-sequenza

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La notizia della morte di Nodar Kumaritashvili, in slittino a Vancouver, questa mattina è in prima pagina sui principali quotidiani. Il giovane slittinista georgiano ha perso il controllo del suo mezzo a 140 all’ora, andandosi a schiantare contro un palo in cemento. (sotto la foto-sequenza del tragico incidente). Vani gli immediati soccorsi, Nodar Kumaritashvili è morto sul colpo. Intanto in queste ore infuriano le polemiche, come è possibile che quel maledetto pilone fosse privo di protezioni? A pochi minuti dalla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali 2010 sono ancora molti gli interrogativi da sciogliere.

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11 COMMENTI

  1. la sicurezza assoluta non esiste, c’è sempre l’imponderabile. il fatto è che ci sono alcuni sport dove il rischio è alto, e chi li pratica lo sa. sicuramente, proprio per questo le misure si sicurezza non sono mai abbastanza, ma credo che purtroppo a 140 km/h nessuna protezione avrebbe potuto salvare la vita a questo povero ragazzo. che riposi in pace.

  2. Come si fa a progettare una pista simile, lasciando una fila di piloni in acciaio, proprio di fianco alla pista, e allo sbocco di una curva?
    Chi avesse avuto un minimo di criterio, avrebbe dovuto capire subito che in quel punto il pericolo era concreto per gli atleti.
    E per questo ci è scappato il morto.

  3. è assolutamente inconcepibile e fuori da ogni logica che accanto alla pista dove gli atleti corrono a quelle velocità si trovino dei piloni dì acciaio come si vede dal filmato. trovo che sia alla base di tutte le regole di sicurezza. Ha nno detto che la morte del ragazzo georgiano è stata causata dall errore umano. conoscete forse uno sport dove se uno commette un errore lo paga con la vità? La responsabilità è solo ed esclusivamente a chi no ha saputo prevedere le conseguenze di un uscita di pista in quel punto, è sotto gli occhi di tutti, quei pali non dovevano essere in quel punto.

  4. Sono allibito dai commenti che ho letto su questo incidente, anche gli esperti dicono che è stato un errore umano e che non è colpa della pista: sono assolutamente sicuro che in un qualunque sport l’errore umano deve essere preventivato, stimato e protetto.

    Purtroppo l’incidente può sempre accadere, ma non è ammissibile che i responsabili dell’impianto si assolvano con “l’errore umano”.

    Sono semplicemente indignato. E’ evidente che chi ha progettato la pista pensava, come al solito, più al business che a elementari criteri di sicurezza.

    In ogni caso, perché non hanno messo delle protezioni morbide vicino a un punto così pericoloso come una curva, e ci hanno messo invece dei piloni di metallo?

    Idioti!

  5. pur rimanendo dispiaciuto per una vita spezzata, rimango stupito da alcuni commenti dove si pensi che si possano annullare gli incidenti mortali nello sport. Gli sport pericolosi (parlo da praticante) o quelli estremi (si chiamano così per questo…)fanno pagare a caro prezzo sia gli errori umani di chi li pratica sia quelli organizzativi. Giustamente questi ultimi non sono acettabili perchè fanno perdere la vita ad altri mentre chi pratica lo sport e commette un errore lo paga lui stesso (anche se addirittura in qualche raro caso ha perso la vita non il diretto interessato ma chi stava vicino). Quindi spero che chi sbaglia e fa perdere la vita a qualcun’altro ne sia resonsabile (come quello che ha posizionato quei pilastri), ma “pensare” che nessuno perda più la vita quando ha deciso di rischiare per hobby o per lavoro la natura e le forze di gravità mi sembra tanto da chi vorrebbe un mondo fatato, bello ma …..inesistente. La Vita, un continuo rischio di gioia e sofferenza.

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