Marco Travaglio a Servizio Pubblico del 20/03/2014: la lettera della Santanché a Napolitano.

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In prima serata su La7, ieri sera, giovedì 20 marzo 2014, è andata in onda una nuova puntata di Servizio Pubblico, il talk show politico condotto da Michele Santoro. Tema in primo piano, la spending review che si appresta a porre in atto il Governo presieduto da Matteo Renzi. Nel corso della serata, intitolata “Il Tagliatore”, c’è stato spazio, come di consuetudine, per l’editoriale di Marco Travaglio. Il vicedirettore del Fatto Quotidiano ha regalato agli spettatori di Servizio Pubblico uno scoop, la lettera che Daniela Santanché ha scritto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere la grazia per Silvio Berlusconi. Un’accorata missiva durante la quale la Pitonessa ha cercato di spiegare a Napolitano le ragioni che dovrebbero convincerlo a dare la grazia all’ex Cavaliere. Questa l’apertura dell’editoriale di Maro Travaglio a Servizio Pubblico del 20 marzo 2014: “Abbiamo fortunosamente intercettato la lettera che Daniela Santanchè ha scritto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per la grazia a Silvio Berlusconi. Ve la sveliamo in esclusiva mondiale: “Signor presidente, cioè, volevo dire Maestà. Chi le scrive è Daniela Santanchè, detta la Pitonessa. Anzi mi chiami pure grazia come l’atto di clemenza per porre fine all’ingiustizia di una sentenza politica, che priva Forza Italia del suo candidato ideale, l’italia del miglior Premier degli ultimi 100 anni e il mondo – come ha scritto giustamente Brunetta – dell’unico leader capace di rapportarsi da pari a pari: Obama, Putin e la Merkel. Sire, ma l’ha visto Renzi dalla Merkel? Percarità, a noi piace tanto, è così carino, tant’è che Dell’Utri lo voleva assumere in Pubblitalia, però con la Cancelliera era troppo in soggezione. Neanche un ‘cu-cu’, neanche una telefonata fiume mentre lei aspettava sotto il sole, non l’ha nemmeno chiamata culona inchiavabile. Si è limitato ad indossare un cappotto siberiano, modello Totò e Peppino divisi a Berlino e a sbagliare l’abbottonatura: sai che roma, Berlusconi si sarebbe inventato ben di meglio, una puzzettina in ufficio, una toccatina di culo, magari si sarebbe calato direttamente i pantaloni per fare a gara a chi ce l’ha più lungo…”

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