Marco Travaglio a Servizio Pubblico: l’editoriale della prima puntata del 25/09/2014

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L’Italia è un paese in crisi e una delle cause principali, almeno secondo il Governo, è l’articolo 18. Matteo Renzi è stato chiaro, la riforma è già stata decisa e chi cercherà di boicottarla sarà rottamato: dai sindacati agli oppositori in seno al PD. Ma quella contro l’articolo 18 è una battaglia recente per Renzi. Era il 19 aprile del 2014, Renzi aveva appena vinto le primarie del PD con un programma che non nominava nemmeno l’articolo 18. Successivamente vinse anche le Europee e neppure in quell’occasione lo menzionò. Poi presentò il Job Act e anche in quella circostanza non era neppure ventilata una possibile riforma dell’articolo 18. Ospite di Santoro a Servizio Pubblico, non più tardi di 2 anni fa, Renzi spiegava l’inutilità di riformare l’articolo 18 con queste parole: “Se le aziende non investono in Italia, non è per l’articolo 18. Il problema è un altro, la corruzione che continua, l’assessore che chiede 10 mila euro, il manager pubblico che si fa fare il regalino per il figlio. La politica è di questo che dovrebbe occuparsi, l’articolo 18 è un totem ideologico, modificarlo non cambia nulla…” Ma allora cosa è cambiato nella visione di Renzi sul mercato del lavoro? Ce lo ha spiegato Marco Travaglio nel corso del suo primo editoriale della nuova stagione di Servizio Pubblico. Qualche settimana fa i ministri economici d’Europa si sono riuniti ed hanno deciso che l’Italia si sarebbe dovuta sbarazzare dell’articolo 18, la Bce ha risposto affermativamente alla proposta, ma Renzi è stato chiaro: “fatevi gli affari vostri, le riforme in Italia le facciano noi“. Il nuovo sistema senza l’articolo 18 è stato chiamato: “Contratto a tutele crescenti“.

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