Kevin Merz: a tu per tu con il regista di Gotthard-One Life One Soul ESCLUSIVO

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Tornati dal Film Festival Locarno 70, il 16 agosto 2017 abbiamo avuto il piacere di incontrare Kevin Merz, il regista di Gotthard-One Life One Soul, a Lugano. Durante il nostro incontro vis-à-vis ha accettato di raccontarci alcune curiosità nascoste dietro il suo lungometraggio dedicato ai Gotthard e ci ha anche rivelato in anteprima quando uscirà nei cinema e in DVD.

CINEMASabato 12 agosto 2017, nonostante non l’avessimo in programma e dopo averci riflettuto su parecchie volte, ci siamo recati all’anteprima mondiale di Gotthard-One Life Soul, il film tributo ai Gotthard che è stato trasmesso nella splendida cornice della Piazza Grande durante il Film Festival di Locarno.

Di questo evento ne hanno parlato i principali media svizzeri e italiani, ma noi ci siamo spinti ancora più in là e abbiamo fatto qualcosa di più: una chiacchierata vis-à-vis con Kevin Merz, il regista che si nasconde dietro le telecamere del lungometraggio, a Lugano.

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Durante il nostro incontro, oltre a raccontarci parecchi aneddoti sul dietro le quinte di Gotthard-One Life One Soul, il regista ci ha anche rivelato quando arriverà nelle sale cinematografiche e anche quando uscirà in DVD.

Bando alle chiacchiere ora…è il momento di lasciare la parola a Kevin Merz!

Kevin Merz, l’intervista di Tubiamo al regista di Gotthard-One Life One Soul!

1.Ciao Kevin, innanzitutto ti do il benvenuto su Tubiamo, anche da parte di Luca che oggi non è potuto essere qui con noi. Allora, prima di passare a parlare del piatto forte, del film tributo documentario che hai realizzato sui Gotthard, volevo sapere un po’ come stai. Ti è passata l’adrenalina della prima mondiale oppure sei ancora un po’ su di giri?

La verità è che sono molto stanco. Gli ultimi due mesi sono stati una grande corsa perché dovevamo finire il film perché sapevamo che c’era la possibilità di andare in Piazza Grande a Locarno, ma diciamo che il film non era ancora finito perché c’era ancora molto lavoro da fare ed erano già quattro o cinque mesi che eravamo dietro con il montaggio.

È stata proprio una corsa contro il tempo se vogliamo dirla tutta, è così?

Assolutamente sì, è stata una grande corsa contro il tempo. Infatti il film l’abbiamo finito che il Festival era già iniziato. L’abbiamo consegnato il 5 agosto, tre giorni dopo che era iniziato il Festival, e tutta la notte prima eravamo impegnati ancora con i sottotitoli che c’erano stati dei problemi.

Come mai?

Mah, diciamo che c’erano stati dei problemi con la traduzione, ma la colpa non è stata di nessuno. Era colpa che eravamo di corsa e che non era stato controllato in modo accurato.

2. Da quello che ho capito questo film tributo ai Gotthard, che ho visto sabato scorso in Piazza Grande, è stata un po’ la tua ancora di salvezza. Puoi raccontarci un po’ qual è stata la tua prima reazione quando è arrivata la famosa telefonata e se hai avuto un po’ di paura quando ti è arrivata questa richiesta così particolare.

No, in verità ero più incuriosito che spaventato. Più che altro volevo capire io perché volevo fare questo film. Non conoscevo la band, non conoscevo la sua storia, ma solo la sua musica, quindi dovevo capire perché il mio sesto senso continuava a dirmi di fare questo film.

E qual è stata la risposta del tuo sesto senso?

Beh, quando ho conosciuto tutta la loro storia umana, mi sono detto “Questa è una storia potente e importante e un documento storico fondamentale per la storia della musica perché i Gotthard sono una delle band, o meglio la band, più conosciuta della Svizzera.”

3.Come hai iniziato ad elaborare il progetto e quali sono state le difficoltà principali?

Le difficoltà…beh, inizi a fare ricerca su più livelli. Uno la storia: inizi a capire chi sono i Gotthard. Ho raccolto tutti i libri che ho trovato, documenti e reportage possibili.

Ho iniziato a farmi dare l’archivio di Hena Habegger, che ha fatto un’ottima raccolta di materiale d’archivio sull’arco di 25 anni. Ho iniziato ad informarmi, a fare gli incontri, le interviste e in verità abbiamo subito iniziato anche a girare.

In quel periodo i Gotthard dovevano andare in tournée con i Krokus, a questo festival, e visto che avevano lo stesso management andavano con lo stesso bus da Vienna in Repubblica Ceca.

Allora mi sono detto…era una delle prime volte che incontravano il loro mentore Chris Von Rohr. Non c’erano ancora finanziamenti, non c’era niente, però sapevo che quella cosa la dovevo documentare subito. E in effetti nel film si vede questa scena molto importante e abbastanza lunga.

4.Da non fan, qual è stata la prima impressione che hai avuto quando ti sei trovato faccia a faccia con questi cinque rockettari che da 25 anni calcano i palchi, che sono partiti come band piccola dal Ticino per arrivare agli stage mondiali più importanti? Poi volevo sapere se tra questi cinque ce n’è uno con cui hai legato di più fin dal primo momento.

Li ho subito sentiti come delle persone molto umili, oneste, proprio alla mano. Dal vivo sono meno star, sono aperti e si sono dimostrati subito interessati al progetto, che in verità era partito un po’ da Hena Habegger, il batterista.

Lui gestisce anche l’archivio della band, allora ho legato prima con lui, in modo molto forte, poi lui è anche quello che è un po’ un libro aperto. Quando lui va, lui parte, non mette la mano davanti alla bocca, non pensa, lui è veramente fantastico.

Quello che forse ha fatto più fatica, e che chiede di più la sua privacy, è proprio Leo Leoni. Però Leo Leoni devo anche dire che una volta che capisce una cosa e ci crede, diventa un motore, perché lui è un po’ il motore dei Gotthard.

5.Bene, arrivati a questo punto vorrei addentrarmi un po’ nelle riprese. Io nel film ho riconosciuto il Grotthard e lo Yellow Studio di Leo Leoni, ma in quali altri luoghi avete girato? E ancora, ce n’è uno che ti è rimasto particolarmente nel cuore?

Sì, allora, siamo andati in Germania, in Svizzera, in Repubblica Ceca, però quello che mi è rimasto di più in mente è stato un festival su una crociera. Quella è stata un’esperienza unica, che non avevo mai provato prima.

Devo dire anche molto positiva, perché sono tutti gruppi degli anni Ottanta e Novanta, con persone che li seguono, e c’è un ambiente molto interessante e rilassato. Ci sono già dei workshop al mattino con i musicisti.

Io ero partito con l’idea di dieci giorni su una barca, magari piena di gente che sbraga, invece è stato molto piacevole. Poi ho seguito Jan Bayati in Giappone e anche quello è stato molto interessante, perché io non ero mai stato a Tokyo, anche se è sempre stato il mio sogno.

6.Un’altra cosa che ho notato nel film è che, anche se sono stati mostrati, ci sono alcuni personaggi che hanno seguito i Gotthard per buona parte della loro carriera che non sono stati intervistati a differenza di Fabio e di Kiko Berta. È stato voluto oppure hai chiesto loro di partecipare e loro ti hanno detto che non potevano per motivi di tempo o altro?

Tanti li ho intervistati, però alla fine quando fai un film in 90 minuti devi raccontare 25 anni. Non puoi dare spazio a tutto. Anzi, in alcuni casi ho tentato di farlo, ma non ci sono riuscito. Però nel DVD ci saranno.

Ad un certo punto devi stringere, devi tagliare, perché questo film non lo fai solo per i fan, ma anche per il pubblico, quindi devi fare in modo che le persone si concentrino su meno facce possibili. La nostra idea è stata quella di fare un film più emotivo che informativo.

7.Parlando di Steve Lee, in un certo senso Gotthard-One Life One Soul è anche un po’ un tributo alla sua figura. Come ti sei mosso per raccontare la storia di questo cantante che, in un certo senso, è ancora molto caro ai fan?

Non era facile chiaramente trovare un equilibrio giusto per raccontare la figura di Steve Lee, però abbiamo cercato di fare in modo che il suo spirito ci fosse sempre nel film.

C’è sempre anche la sua voce, perché Gotthard-One Life One Soul inizia con questo suo voice over da lontano che lo senti, sembra quasi arrivare dall’aldilà. Lui c’è in tutto il film, ma a piccole dosi: non entra in modo prepotente, ma lo senti.

8. Tu hai consegnato all’ultimo minuto questo documentario sui Gotthard. Raccontami un po’ quei giorni di stress: come li hai vissuti?

Sapevo che sarei arrivato al 12, ma prima della proiezione in piazza c’era quella dell’industry, che era il 6 e quella della stampa l’11. Lì mi sono detto: “Chissà se ce la faremo…”. Allora sì, lì abbiamo “tribolato” mica male, anche perché dovevamo mostrare il film ai professionisti dell’industria e non era bello arrivare lì senza niente.

In quei giorni lì avrò dormito 3 ore a notte. In più dovevo seguire il mixaggio a Berna e la color correction a Zurigo, quindi dovevo essere in due luoghi contemporaneamente e la sera mi bombardavano. Un delirio insomma.

9.Cosa accadrà adesso al film? Uscirà in DVD o su altri supporti, oppure sarà disponibile su una piattaforma online?

Prima uscirà al cinema nelle sale svizzere. Il distributore è uno grande ed è molto entusiasta di questo progetto. Inizialmente l’uscita era prevista per autunno 2017, ma visto che la maggior parte dei cinema ha già fatto la sua programmazione, probabilmente slitterà ai primi mesi del 2018.

Successivamente sarà disponibile su DVD, con extra molto interessanti, e su Video on Demand.

10. Dopo aver fatto questa fatica immensa, c’è già qualche progetto nell’aria?

Sto lavorando su una fiction, poi ho i documentari. Mi piacerebbe però fare un documentario sul tennis, in particolare su Roger Federer, e su altri simboli svizzeri.

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